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Maggio 26, 2012
Rece bomba su Sodapop.it

Claudia Genocchio - 22 Maggio 2012

Ohhhhh. Bene. Con un paio di mesi di ritardo rispetto all’uscita, mi accingo a parlare del primo disco di una giovanissima
formazione nata in quel di Sassuolo. Ora, va premesso che normalmente sono molto scettica, pur rispettando tantissimo la scelta, quando si canta al femminile. Aggiungiamo (pluralis maiestatis) poi che sono tendenzialmente molto esterofila, per cui, sulla carta, l’album in questione partiva con dei punti handicap mica da ridere. Ma poi, a riprova del fatto che i proverbi hanno sempre ragione e “Don’t judge a book by its cover” - and neither an album! -, ad un primo ascolto si è risvegliato il mio ordine mentale che vede nella piramide della commozione positiva, subito dopo la frase “Nessuno mette Baby in un angolo” (citazione filmica prettamente femminile, se non riconosciuta, consiglio di indagare presso la prima fidanzata-amica-mamma-sorella che vi capita a tiro), il power rock un pò psichedelico bello tirato - tanto meglio se il tutto mi può ricordare i Motorpsycho (mio indice sicuro di alto gradimento) -. Incasinatissimo cappello che porta il discorso, come dicono i quattro protagonisti, “alla ciccia”: Holy Stuff è materiale che scotta, nel senso che accende, brucia e consuma.
Un tiro altissimo che non viene mai a mancare tra un basso piùcchepresente degno di suoni 70s (richiamati non solo dalla cover del lavoro molto Blue Cheer e 13th Floor Elevator) o dei - e mi dico da sola ‘ma che accostamento…’- Dianogah, batteria che ha una linea tutta sua, segno che, in qualche modo, influenze post rock sono vive e vegete nella tessitura del lavoro dei My Speaking Shoes - che probabilmente, avendo aperto a live di ottima gente come Three In One Gentleman Suit e Valerian Swing, hanno assorbito influenze, se non altro, per osmosi -, e una chitarra sola a spadroneggiare tra richiami stoner e mathrock - Mushroomhead o Bubble - con una padronanza tecnica tale che potrebbe provenire dal metal. Mi domando, con un primo album così, dopo possono arrivare questi giovani di belle, bellissime speranze. Loro e nostre che c’è bisogno di una nuova leva energica ed energizzante.

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Maggio 18, 2012

“Piacciamole queste rane che scopano” .cit

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Maggio 2, 2012
Musica rovinata Vol.2 // Generazione senza dischi

Compilation di pezzi di gruppi sconosciutissimi ai più tra cui noi con Plastic Knives ecc ecc a chiudere il tutto.

Ci sembrano belle cose Miriam Mellerin, Riviera, Verbal, Super Tempo e Vacanza.

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Aprile 29, 2012
People say

Gig Report: My Speaking Shoes

Yesterday I went to another gig (I realise that if I start everytime with such an introduction I’ll end up becoming slightly annoying). The band I saw was “one of those bands” – and here let’s see if any of you has the answer already. One of those bands that…sounds better live than in the studio. I may say that this is mostly due to the genre itself… Punk rock/pop rock can lose lot of its energy when incapsulated in a iTunes catalogue or a Dolby Surround Sound, and by making the production clear losing the power of the instruments themselves. This is what basically happened to “Holy Stuff” by My Speaking Shoes, whose performance live truly fulfilled my expectations. I liked the EP itself, even if there was some anger missing, some distress that groups like Guano Apes and No Doubt could clearly express. The hints of noise and grungy rock that I could just get whilst reviewing it, was developed onstage by the instruments almost seeming to fight with the voice to prevail. Even if they have the same hair color, Hayley Williams (Paramore) and Camilla have a different approach to the singing: the latter is almost throwing them out as the most punkish Gwen Stefani would have done ten years ago, like in the almost-screamed tracks “Mushroomhead” and “Bubbles”, that have a far better reception live than on the album.
“Holy Stuff” is a catchy EP worth your attention, that will lead to even more interest after you have the possibility to see this really young four-piece playing somewhere in Italy (or maybe invite them to your country). For now, enjoy the free EP on Bandcamp and see if you’ll also feel as I do.

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Aprile 27, 2012

disco fighissimo

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Aprile 24, 2012
Pellicano

il Pelli è un gran bel posto

le foto sono di Alberto Bertolani

grazie a Frank-Eddie-Giorgio e tutti quelli che c’erano

per i prossimi concerti bisognerà aspettare un po’

tipo Giugno

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Aprile 18, 2012
Rece su Rock Garage

My Speaking Shoes – Holy Stuff

by Francesco Damiano

Donne e rock: un binomio inscindibile sotto qualsiasi punto di vista si voglia affrontare la questione. In questo caso non ci occupiamo però di groupies, ovviamente, ma di cantanti in gonnella, essendo per l’appunto una ragazza (Cami) la frontgirl dei My Speaking Shoes. A tal proposito, mi è venuta spontanea una riflessione: pensare ad una grande rockband con una voce femminile non è cosa semplice, essendo non numerosissimi i nomi noti. Pensateci bene: quanti dischi di rock/metal con una singer femminile avete nella vostra personale collezione? Io personalmente pochini, giusto il classico dei Cramberries e dei Skunk Anansie, e poco altro. Lungi da me un approccio maschilistico alla questione, sia chiaro: mi limito ad una semplice constatazione di fatto. A dimostrarci(mi) però che rock e gentil sesso possono andare d’accordo con risultati interessanti ci provano i nostri My Speaking Shoes, da Sassuolo per la precisione, con una formazione che vede, come accennato, alla voce la bella ugola della rossa Camilla. Una premessa è d’obbligo: spulciando in rete, in riferimento ai Nostri, ho letto da più parti di richiami ai Paramore,band fenomeno in USA per aver prestato un paio di song al film polpettone Twilight. Con grande onestà, devo riconoscere che di somiglianze con il pop rock al caramello dei suddetti Paramore, nei My Speaking Shoes non ve ne è traccia, se non la presenza (appunto) femminile.

Quello con cui si cimentano i Nostri, al contrario, è un buon indie/alternative, suonato decisamente bene da una band che musicalmente dimostra di sapere il fatto suo. Volendo forzare dei paragoni (da prendere pur sempre con le molle) potreste immaginare dei No Doubt più complessi, o forse meglio ancora dei Guano Apes un po’ meno incazzati. Venendo alla musica vera e propria, Holy Stuff si apre con il primo singolo, la decisamente buona Mushroom Head, song dal buon impatto e che resta ben stampata in mente. La voce di Camilla, pulita e potente, si spiana in maniera convincente su un ottimo pezzo alternative rock, nervoso il giusto, con degli stacchi notevoli: inizio decisamente positivo. Il lavoro prosegue altrettanto bene con Bubble che rimane sulle stesse coordinate stilistiche “alternative”, mentre Files è il pezzo più interessante del lotto, una canzone potente con un crescendo strumentale quasi post-rock davvero riuscito. Con la successiva Love Song, già dal titolo intuiamo che trattasi del primo pezzo lento del disco. Ed anche in questo caso i My Speaking Shoes vanno promossi grazie ad una canzone per nulla scontata, che rimanda decisamente ai The Gathering più eterei.

Ecco, dopo un inizio decisamente scoppiettante, con il proseguire dell’ascolto iniziano le dolenti note. Ed in verità, il resto del disco (ahinoi) non riesce a mantenersi sullo stesso alto livello dei primi pezzi. La qualità delle canzoni cala vistosamente, pur restando evidenti le capacità musicali della band (particolare menzione per l’ottimo lavoro del basso). Il grosso limite del lavoro in questione (come capita spesso nelle opere prime) è che tutto ciò che hanno da dire, i My Speaking Shoes lo dicono nei primi quattro pezzi: il resto dell’album non è altro che ripetere all’infinito lo stesso giro di chitarra, gli stesi stacchi e alla lunga la noia fa capolino, rendendo l’ascolto difficile. I ragazzi dimostrano di aver trovato la formula vincente e di volerla ripetere. Un po’ di dinamismo avrebbe reso l’ascolto sicuramente più fruibile. In definitiva, per essere un esordio, Holy Stuff va decisamente promosso, con la speranza però di riascoltare presto i My Speaking Shoes con un lavoro davvero completo dall’inizio alla fine.

Autore: My Speaking Shoes Titolo Album: Holy Stuff Anno: 2012 Casa Discografica: Autoprodotto Genere musicale: Alternative rock Voto: 6,5

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Aprile 16, 2012
VENERDI AL PELLI - seratona

VENERDI AL PELLI - seratona

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Aprile 10, 2012
HOLYCAMP

Succede che Giacomo risponde che ci ha visto a Modena e che cerca una band per il festivalino di Pasquetta.

Peccato, la Cami ha il treno alle nove per Milano.

No, il live è alle sette orario aperitivo: botta di culo, si suona a Camposanto (Mo).

Nella bassa Modenese ci sono cose interessanti, tipo paesini di 3 anime con nomi improbabili

e tanti locali/circoli interessanti come la Fermata 23.

Sul palco prima di noi Parker Lewis, band pop dalla Svezia. Dopo di noi invece Brothers in law da Pesaro, tanto riverbero.

La Civi ci fa qualche foto mentre i nostri decibel si abbattono rovinosamente su chi sta mangiando tramezzini nella sala di fianco.

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Aprile 7, 2012

Infos:

A Pasquetta fai una gita fuori porta,
magari a Camposanto e… vieni a trovarci…
dalle ore 18 APERITIVO + CONCERTI
ore 18 Parker Lewis (WWNBB - Swe)
ore 19 My Speaking Shoes (consigliati da Setti)
ore 20 Brothers in Law (WWNBB)

si inizierà TASSATIVAMENTE (davvero) alle 18.
aperitivo a buffet
ingresso gratuito con tessera

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Aprile 4, 2012
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Aprile 2, 2012
DAFUQ?
www.emilianobarbieri.com

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Marzo 27, 2012
Piovono Recenze!

Nuova rece di HOLY STUFF su Youthless fanzine!

Se vi capitasse di cercare su google i My Speaking Shoes molto probabilmente la prima cosa che pensareste guardando le loro foto sarebbe di essere di fronte alla versione italiana dei Paramore. Fortunatamente My Speaking Shoes sono più di una band pop rock con una front woman dai capelli volubili (meravigliosi, ma profondamente volubili). Non si può negare che in alcuni brani il richiamo al pop rock dei primi No Doubt (quello più grezzo, ironico e sornione) eppure è facile riconoscere anche un sostrato più noise ed oscuro, che arriva quasi a strizzare l’occhio al post rock, seppur timidamente.

“Holy Stuff” è il debutto di questi quattro sassuolesi (Cami-Alle-Luca-Matte). Il disco in se è una prova interessante, in cui si oscilla tra punk rock in senso lato (per lo meno nella sua spensieratezza) e giochi distorti ed elettrici alla Garbage (“Files”, “Lick My Colon”). Il noise della chitarra crea una deliziosa dissonanza con la voce, la quale spesso richiama Sandra Nasic (Guano Apes) in un suono potente ed incalzante, quasi hardcore (“Real”, “Late”). Degni di nota sono i pezzi strumentali che arricchiscono diversi brani in una celebrazione implicita del post rock più sperimentale e del noise più grezzo e frammentario (rispettivamente “Song of the depth” e “Plastic Knives and blooooood everywhere”). Se proprio dobbiamo trovare una somiglianza coi Paramore la si può riconoscere nel cantato-urlato delle minimaliste “Mushroomhead” e “Bubbles”, brani meno incisivi del disco che sembrano citazioni di se stessi.
Nonostante non sia ancora avvenuto il definitivo salto di qualità dai due demo precedenti i My Speaking Shoes sono da riconoscere come una band che ha seminato buoni germi di sperimentazione, i quali ancora attendono a dare il frutto sperato.

Recensione di Fabiana Giovanetti

Posted 2 mesi fa 1 nota

Marzo 26, 2012
Un disco onesto :D

Sono emiliani - precisamente di Sassuolo-, sono giovani-ma con alle spalle un considerevole bagaglio di live-, e hanno tanta voglia di farsi sentire.

Madames et Monsieurs:  My Speaking Shoes!

Hanno da poco lanciato il loro primo disco, Holy Stuff,  completamente auto prodotto e disponibile in free download.

Il loro è un rock moderno in cui tradizione e istinto si fondono in un succoso impasto sonoro da cui emergono soprattutto  delle apprezzabili intuizioni in termini di “impatto” e delle buone qualità espressive di una voce femminile poderosa e mai troppo eccessivamente “violenta”.

A detta loro, Holy Stuff  è un album figlio di tutto l’odio, lo stupore e la curiosità che si attaccano ai calcagni durante il giorno e che, come fantasmi, ti inseguono in sala prove fungendo da rabbiosa ispirazione per la messa in musica di tutte quelle sensazioni e idee che ne conseguono.

A parere personale invece, ritengo che Holy Staff sia un disco onesto, che ben esprime le potenzialità dei My Speaking Shoes, ma che, come ogni primo album che si rispetti, val bene considerarlo per quello che in realtà è e rimane: un valido punto di partenza. Che serva da stimolo per continuare un percorso di crescita intrapreso con la coscienza di avere tra le mani le chiavi del proprio futuro (perlomeno in senso artistico), e che sia di riferimento  ogni qualvolta si decida di aggiungere un nuovo tassello al proprio “mosaico creativo”.

Sono certo che lo sappiano bene, ma ribadirlo certamente male non fa.

Il tempo è dalla loro e la strada presa è quella giusta, per cui penso che  nutrire delle buone speranze sui My Speaking Shoes, e sul cosiddetto “Rock di domani”, sia lecito.

E se sia vero o no, ripeto,  dipende (anche) da loro.

A Presto!

Recensione di Beppe Testa

Posted 2 mesi fa 0 note

Marzo 22, 2012
Recensione su Rockambula

Ho sempre avuto un rapporto molto difficile con le voci femminili, soprattutto nel rock.

Escluse leggende del passato come Patti Smith e Janis Joplin, non sono mai riuscito a fare mia la rabbia di una seppur potentissima ugola rosa, anzi a volte la vedo come una minaccia dall’esterno. Forse provo semplicemente timore alle strilla di una fanciulla incarognita, impersonando in lei una mia pseudo-fidanzata che mi scaraventa addosso un set di piatti in ceramica per aver dimenticato la festa di compleanno del suo adorato chiwawa obeso in cambio di una serata con la mia cumpa ad un alcolico cineforum sui polizziotteschi di Tomas Milian.
Così quando approccio i My Speaking Shoes, parto molto spaventato dallo sguardo inquieto disegnato in copertina della vocalist Camilla e mi aspetto già la sua strillante gola franarmi rovinosamente addosso. E in effetti, così è.

Ma a parte le mie tare da psiconanalisi, il risultato (mi) fa paura. Già dal primo impatto è una bomba. Ma non una bomba a orologeria, di quelle che devi aspettare un bel po’ prima dell’esplosione. “Holy Stuff”, disco d’esordio dei ragazzi di Sassuolo, è una bomba atomica: appena tocca il suolo è devasto puro. Tutto e subito. Rock aggressivo e femmineo, leonessa che va a caccia per la sopravvivenza.
La band suona alla grande già dalle iniziali “Mushroom Head” e “Flies”, dove si intravedono dallo spioncino di una porta insonorizzata le innumerevoli ore di rabbia e repressione sfogata in sala prove. E avevo ragione, c’è da avere paura, la voce di Camilla (pronuncia a parte) tiene testa ad Anouk e alla tedescona Sandra Nasic (Guano Apes). Donna con le palle insomma. Di quelle che se la fai incazzare ti tira dietro pure il set di coltelli, altro che piatti in ceramica.
Il disco è registrato alla grandissima: basso che pompa ovunque come nella migliore tradizione alternative-rock americana, chitarre arricchite da suoni mai banali (non il solito “gh-gh” dei nu-metallusi californiani), batteria che corre veloce come la gazzella che prova a scappare dalla furia della leonessa. Produzione splendida, con una band che sa essere sufficientemente pop e allo stesso tempo sa jammare fregandosene degli schemi imposti dalle canzoni per Twilight.

Sfido chiunque approcci alla band a non trovare una somiglianza con le varie band per ragazzini cicciottelli lobotomizzati da MTV. Dai l’abbiamo notato tutti appena vista una loro foto. Non me ne vogliate cari My Speaking Shoes ma a mio avviso siete un po’ i Paramore “de noantri” (e non c’è niente di male dai!), e la conferma arriva nella geniale (il testo soprattutto) “L.O.V.E. Song”, squarcio più rilassato in un panorama frenetico, nervoso e ossessivo.
Un (altro) difetto? Troppi brani, troppa monotonia nelle corde vocali e nelle melodie. Troppa carne al fuoco insomma per un genere già molto monocromatico in cui reputo veramente difficile suonare coloriti. I ragazzi in ogni caso, propongono una formula solida ma ancora un po’ statica, che non spicca in fantasia.
Però non facciamo i pignoli, “Holy Stuff” è un gran bel prodotto ma per far entrare la loro quota rosa nelle “sacre scritture” i ragazzi di Sassuolo devono ancora predicare molto il rabbioso verbo.

Voto: 3,5/5

Recensione di Marco Lavagno

Posted 2 mesi fa   1 nota